Carissimi amici, apro oggi questo blog con il quale intendo condividere le mie poesie, che altrimenti resterebbero a languire in un cassetto.
Per ora ne pubblico alcune, ma ce ne sono molte altre in attesa. Le mie scarse capacità informatiche non mi permetteranno di essere molto veloce, ma cercherò di fare del mio meglio.
A UNA SCARPA DISPERSA SUL GRETO DI UN FIUME
Concava zattera in pelle, gettata dai turbini d’acqua del
fiume sul secco ghiaione, sei vedova.
Ben più vicende di Ulisse potresti narrare a un Feace che
regna su pali reggenti lamiere che
fan da baracca a una vita di piccoli pesci soffritti:
hai nel ricordo quell’attimo tragico in
cui fu spaccato il legaccio e fu persa metà del tuo paio. Sei
l’unica in mezzo alle cose del mondo che
abbia davvero il diritto di urlare che senza il compagno sei
nulla.
SO DI GENTE STANCA
So di gente stanca che beve a sera
l’acqua sporca dàtale anni prima:
toglie il sonno; manca quel vino rosso
visto in vetrina.
SANNO TUTTI
quanto calma sia la pianura estiva a
sera, come rendano i fiori lieta
l’aria ed i prati.
Poco importa il suono del vento nella
valle: guarda il vuoto chi sente il
dolce soffio senza ansia di pace, teso al
senso del tuffo.
Torino, maggio 2008
CERIMONIA
Noia profonda sale
dalle piante dei piedi,
rampica lungo arti
flessi sotto le sedie,
mentre si senton dire
cose pregne di senso
quanto un cammello in mare.
Torino, aprile 2000
L’AUTUNNO E’ STAGIONE NARCOTICA
L’autunno è stagione narcotica, fatta di vino e di
fumo. Di certo l’ho amata fra tutte da giovane,
mentre oggi vivo alle albe e ai calori del sole.
Fin da ragazzo mi dissero i vecchi: “Ricorda, da
sbronzo non chiudere gli occhi, perché se no vomiti”.
Cigola lenta la ventola, e sopra la tavola
solo bevande incolori ho da tempo. La storia si
fa strampalata e ho capito che santo hanno fatto chi solo per
qualche momento è rimasto innocente. L’erotica
traccia d’inchiostro sul foglio svolazza e m’affascina
mentre ricava parole dal nulla del tempo che è
stato: ora leggo il finale del canto e trasècolo.
Qui c’è il denaro rimasto. Su avanti, spendiamolo!
Torino 2008
QUANDO PASSANO I MOSTRI
Quando passano i mostri, cara amata mia,
tu li devi vincere senza fare sforzo:
devi dire loro: “Fermi! che vi stronco io!”
e avanzargli incontro dolce dolce e bella.
Loro hanno spavento del bianco liscio e chiaro
e urleranno per l’ultima e terribilissima volta.
Tu allora vedrai intorno
che anche altri angeli stanno, caute luci,
sempre stesi lieti entro l’aria vacua,
mobili solo al sospiro di una farfalla svagata,
sempre ottimi fari, minime ancore certe.
Torino 1991
DATEMI ANGELI
Datemi angeli e fiaschi di rosso: ho bisogno di
quelli e di questi: il momento è tremendo: necessito in
fretta di vino e acqua santa, come anestetico e
da detergente dei nervi e dell'anima. Agli angeli
offro quel poco che resta di bianco, in cambio di
quiete, ed alla bottiglia domando
un po' di vigliacco coraggio.
Dicembre 1992
Aldo Berti
Anche se quattro nemici
GENESI EDITRICE
Torino 1998
CATTIVO MOMENTO
Come tappo di una bottiglia svuotata mi sento,
già messa da parte vicino al pattume. Attendo soltanto
che in casa qualcuno decida, sbuffando, di scender le
scale e portar l'immondizia giù in strada.
Consola la voce di un figlio svogliato che dice: più
tardi, più tardi, magari domani, che tanto non puzza.
Settembre 1992
Aldo Berti
Anche se quattro nemici
GENESI EDITRICE
Torino 1998
POCHE NOTE BASTANO
Poche note bastano questa notte,
quattro suoni limpidi, niente tuoni.
Serve solo scendere dalle scale
senza rumore.
Oppio e quiete sembrano fare velo
sopra case e genti che niente sanno:
loro fanno i morti per qualche ora,
dopo vivranno.
Febbraio 1994
Aldo Berti
Anche se quattro nemici
GENESI EDITRICE
Torino 1998
Caro Aldo
RispondiEliminabrevi e delicate le tue poesie...mi piacciono molto!!
Un brande abbraccio
Grazia
Le tue poesie mi piacciono, Aldo. Ti prego di vincere la tua pigrizia e continuare.
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